{"id":973,"date":"2019-12-14T15:52:35","date_gmt":"2019-12-14T14:52:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.play-art.it\/?page_id=973"},"modified":"2019-12-18T13:31:44","modified_gmt":"2019-12-18T12:31:44","slug":"sogno-o-son-desto-calogero-condello","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.play-art.it\/?page_id=973","title":{"rendered":"Sogno o son desto? Calogero Condello"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-973\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-973-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-973-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-973-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child\" data-index=\"0\" ><div class=\"so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base\">\n<div class=\"siteorigin-widget-tinymce textwidget\">\n\t<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h1 style=\"text-align: center;\"><\/h1>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Sogno o son desto?\u00a0di Sabrina Zannier<\/h3>\n<p>Un interrogativo retorico, che dalla filosofia e dalla letteratura, dove segna il passo tra realt\u00e0 e onirismo, si catapulta nella vita quotidiana, ben si presta a titolazione della mostra di Calogero Condello. Perch\u00e9 le sue sculture nascono dall\u2019attenzione alla societ\u00e0 contemporanea, alla vita di tutti e di tutti i giorni, per metterne in scena narrazioni individuali e collettive capaci di sollevare questioni esistenziali. \u201cSogno o son desto?\u201d \u00e8 un modo di dire che si rivolge a se stessi per esprimere meraviglia, stupore e incredulit\u00e0 quando ci capita qualcosa di cos\u00ec bello che pensiamo possa accadere solo in sogno; oppure quando \u00e8 difficile individuare il limite tra ragione e passione, tra stato di coscienza e abbandono emozionale, quindi in genere quando si dubita della facolt\u00e0 di controllo e supervisione delle proprie azioni e dei propri pensieri.<\/p>\n<p>\u201cSogno o son desto?\u201d \u00e8 un interrogativo che esprime il desiderio di verit\u00e0, espresso dai protagonisti in mostra, dai giovani immortalati dall\u2019artista sotto spoglie scultoree. Sono sempre loro a urlare in modo affermativo il titolo che si erge a racconto articolato sulla scena dell\u2019arte. Come accaduto con \u201cNon siamo i soliti ignoti\u201d per l\u2019esposizione al Castello di Udine e con \u201cNoi ci siamo!\u201d al Palazzo Elti di Gemona del Friuli.<\/p>\n<p>E\u2019 ai giovani che Condello d\u00e0 la parola, dopo aver ascoltato le singole voci nella relazione diretta con ogni effigiato. Una parola che riecheggiando di scultura in scultura attraverso le fattezze dei volti e le posture dei corpi, si versa in una molteplice coralit\u00e0. Per incidere un\u2019affermazione d\u2019identit\u00e0, una premessa di svelamento del singolo nel gruppo, ma anche del gruppo attraverso la molteplicit\u00e0 degli individui; per indicare il desiderio di esserci nella differenza, attraverso la presa di coscienza del proprio tratto identitario.<\/p>\n<p>Il soggetto trattato dall\u2019artista \u00e8 la nuova generazione. Quella che in una societ\u00e0 votata al giovanilismo cavalcato dagli adulti, spesso \u00e8 lasciata sola e ignorata nei suoi dubbi e nei suoi interrogativi. Difficile dare risposte ai giovani, ma \u00e8 proprio ascoltandoli che gli si offre il paradigma sul quale permettergli di costruirle da s\u00e9.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Le sculture di Condello, ricavate dai calchi dei corpi prestatisi a lunghe pose, sono metafora di questa dedizione all\u2019ascolto, che si traduce in un \u201csentire toccando con mano\u201d e in un ri-costruire e interpretare per via di dettagli, nella variazione di materiali, tecniche e cromie. Un ascolto che indaga e sonda individui e gruppi mettendo in scena volti e corpi di ragazze e ragazzi elevati a metafora del diffuso disagio sociale, che si dispiega in rabbia, sofferenza, difficolt\u00e0, uniformit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma se l\u2019arte prende di petto la realt\u00e0, \u00e8 per suggerire la via di una rinascita esistenziale, come narra l\u2019installazione intitolata Non siamo i soliti ignoti, dove respiriamo il sapore del riscatto innanzi ai candidi corpi, dagli incarnati tesi e carezzevoli, liberati dalla grezza e impersonale corazza dell\u2019uniformit\u00e0. Corpi che dialogano con la colorata teoria dei volti alle pareti, bloccati nell\u2019estrinsecazione di stati emotivi talmente riconoscibili \u2013 dal grugno allo sberleffo, dall\u2019urlo di gioia o di protesta \u2013 da farsi quasi caricaturali tracciando il passo di un campionario del sentire umano.<\/p>\n<p>Affiora cos\u00ec uno stato di emergenza emozionale, che ha il sapore della meraviglia sotteso all\u2019interrogativo posto nel titolo della mostra. La meraviglia di una vibrante rinascita, che affiancata dalla preghiera, dalla speranza dei due adulti inginocchiati davanti all\u2019Italia nell\u2019installazione Pregando il risveglio, si eleva a metafora di un cammino tra padri e figli. Un cammino di rilevanza sociale, entro il quale Condello mette in scena anche il riscatto del singolo attraverso i busti colorati che punteggiano l\u2019altra parte dello spazio espositivo.<\/p>\n<p>Sono ragazzi e ragazze immortalati con abiti quotidiani, in gesti, posture ed espressioni di una giornata qualunque; ed \u00e8 proprio il registro della presunta banalit\u00e0 a conferire a ogni figura il valore della verit\u00e0. Talmente incisiva nell\u2019incarnato che pulsa dalle canotte, nella personalit\u00e0 affermata attraverso la cuffia di lana e la sigaretta o messa a nudo tra il boxer che sborda dal pantalone e la fascetta sui capelli, da farsi stra-ordinaria. Perch\u00e9 il desiderio di verit\u00e0 che sostiene l\u2019opera di Condello funge da rivelatore della personalit\u00e0, che nelle sculture bianche della ragazzina e del ragazzo fiero di s\u00e9 nella sua tenera dolcezza, riassume il candore e la purezza di un\u2019et\u00e0 in bilico fra ricerca di affermazione e conferme di protezione.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Dalle singole figure ai gruppi scultorei, l\u2019artista di volta in volta articola un racconto. Incentrato sul singolo svelamento identitario nella forza della presenza gestuale ed espressiva, dai morbidi incarnati alla texture degli abiti si moltiplica nella diversit\u00e0 delle presenze plurali.<\/p>\n<p>Con l\u2019installazione al Teatro romano il principio della moltiplicazione propone per\u00f2 una riflessione sull\u2019identit\u00e0 individuale, laddove due sole figure, ognuna immortalata nella medesima postura, sono ripetute in pi\u00f9 sculture. Qui la differenza \u00e8 data dalla condizione di luce: di giorno appaiono bianche, mentre al buio svelano diverse emergenze cromatiche, con effetti luminosi che tracciano il profilo della sagoma, oppure con luminescenze rosso, verdi, gialle che riempiono a zone la struttura formale. E\u2019 una sorta di svelamento dell\u2019aura, che nel disegno del profilo assume una valenza spirituale, mentre nell\u2019accensione cromatica del formalismo corporeo, dal torso al volto, sembra inscenarne le interiora e, con la forza del dramma, rigettare sullo spettatore la metafora dello smascheramento soggettivo.<\/p>\n<p>E\u2019 un dialogo con l\u2019interiorit\u00e0, nell\u2019intreccio fra due estremi: il ragazzo che urla, per rabbia, gioia, disappunto o felicit\u00e0; e il ragazzo con la colomba, immerso nell\u2019intimismo dei suoi pensieri, nella pace di un\u2019umanit\u00e0 che, in piedi, sulle gradinate di uno splendido sito archeologico, tesa tra passato e futuro, urla e pensa: \u201csogno o son desto?\u201d<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div><div id=\"panel-973-0-0-1\" class=\"so-panel widget widget_sow-editor panel-last-child\" data-index=\"1\" ><div class=\"so-widget-sow-editor so-widget-sow-editor-base\">\n<div class=\"siteorigin-widget-tinymce textwidget\">\n\t<div class=\"flexslider-wrapper\"><div class=\"flexslider\"><ul class=\"slides\"><li><img width=\"850\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/BANNER-1-copia-850x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"720\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/TRIESTE.8-720x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/TRIESTE.6-904x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/TRIESTE.7-904x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"850\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Opposto-pensare_MOD-Ridotto-2-850x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/M.6-904x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"640\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/M.4-640x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/M.3-904x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"640\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/M.1-640x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/TRIESTE.1-904x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/TRIESTE.2-904x500.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"468\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/TRIESTE.4-904x468.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><li><img width=\"904\" height=\"468\" src=\"http:\/\/www.play-art.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/TRIESTE.5-904x468.jpg\" class=\"slide-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" \/><\/li><\/ul><\/div><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sogno o son desto?\u00a0di Sabrina Zannier Un interrogativo retorico, che dalla filosofia e dalla letteratura, dove segna il passo tra realt\u00e0 e onirismo, si catapulta nella vita quotidiana, ben si presta a titolazione della mostra di Calogero Condello. 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